Succede che ci si ritrovi, si trovi un pezzo di noi in una canzone, in un film, nelle parole di un libro, nei colori su una tela.
Succede che " un altro" da noi, il pittore, lo scrittore, il regista, l'autore, con la sua opera crei un qualcosa che in modo inspiegabile, immediato, emotivo e viscerale, noi, sentiamo nostro, noi sentiamo propagazione dell'animo nostro.
Tra quelle pagine, tra quei colori, tra quelle parole, tra quei fotogrammi, noi, ci ritroviamo, quasi con magia, sicuramente con stupore, tanto stupore, ogni volta.
Film che ci fanno sentire a casa, film che cristallizzano immagini che custodiamo nella nostra mente, a volte accade questo e, quando accade, è stupendo.
Accade con dei film che ci accolgono con i loro colori, con le loro musiche e con le immagini che, a noi, non sembrano estranee, non lo sembrano, almeno, non più di tanto.
Accade a me con "I Tenenbaum", romantico quanto dolce, fantasioso quanto realista film di Wes Anderson.
Amo le sue opere, tutte allo stesso modo, ma "I Tenenbaum" in modo particolare; sono legata a questo film perché è il film grazie al quale ho conosciuto il regista, amo questo film perché ho potuto vederlo la prima volta con Lui e l'amore tra le persone rimane anche nelle cose che si fanno insieme.
Un film che parla di un in'infanzia cristallizzata, un'infanzia di talenti, di geni e di passioni, virtù che si dissolvono con il trascorrere del tempo, virtù di bambini prodigi che diventano adulti, questa volta fragili, questa volta piccoli, questa volta immaturi.
Affresco senza tempo, dalle tinte pop, di una famiglia; storia di una famiglia quindi, di una generazione, ma anche storia di amori: un amore finito perché tradito, di un amore proibito, forse, e quindi intenso e violento e di tanti altri amori che iniziano, finiscono e ritornano.
Una storia cinica e forte, nella quale i sentimenti e gli animi sono accessi ed impetuosi, una storia nel modo in cui viene narrata, ammanta tutto di poesia, di delicatezza, di struggente lirica, di un cinismo che diviene accettazione; accettazione delle umane debolezze, delle umane passioni, degli umani sentire.
Tre bambini quelle che abitano ciascuno un piano della loro casa, che affacciano a tre diverse finestre che rappresentano tre diverse ottiche sulla vita, tre bambini ce non sono tali, tre bambini che sono l'anticipazione degli adulti che in parte potrebbero diventare e che, in parte, diventeranno: sono adulti, nel loro modo di vestire, nel modo di vivere, nelle loro passioni.
Tre bambini che diventeranno bambini solo quando ormai grandi, quando sconfitti, ognuno a loro modo, impauriti e persi, quando, insieme, di nuovo, si ritrovano sotto il tetto delle loro infanzie.
Da adulti possono tornare bambini, da adulti che vivono nelle camere che sono state loro e che come allora sono rimaste, da adulti che si circondano, di nuovo dei loro oggetti preferiti, dei loro giochi, dei loro trofei, dei loro sogni che sono anche, come spesso accade, i loro limiti.
Tre bambini che solo da adulti costruiscono un rapporto con i loro genitori, li perdonano capendo le loro debolezze.
Tre bambini ed un quarto che non è un Tenenbaum ma che desidera solo esserlo, che cerca di entrare nella famiglia amando una di loro, vivendo un'artificiale dimensione di figlio, che si perde nella droga e nella scissione della personalità
Un quarto bambino, Eli, ormai adulto, che proprio entrando con violenza nella casa dei suoi vicini, interrompendo un momento chiave, uccidendo un cane e rompendo il delicato quanto artificiale equilibrio di Chas, capisce, finalmente, di essersi perso ed inizia il suo percorso di rinascita.
Il film è il racconto di un libro attraverso il lento dispiegarsi dei suoi capitoli, è il racconto di personaggi che scrivono libri dalle curiose quanto stravaganti titoli e copertine, il film è un racconto di relazioni umane, complesse, complicate, paradossali proprio perché impregnate di umanità.
Un film che inizia con una famiglia e con la stessa famiglia finisce, con quell'inquadratura sul nome di famiglia inciso sul cancelletto del cimitero, un film che finisce con una morte e con una lapide dall'epitaffio surreale ed irreale, un epitaffio che è bugia, è dissimulazione ma è anche poesia romantica ed è proprio questa aurea di romantica lirica che tutto permea e rende più accettabile le tragedie che noi tutti coinvolgono perché noi tutti siamo bambini già adulti ed adulti che vivono la loro infanzia, di nuovo o per la prima volta.
A Wes Anderson per scrivere questa poesia che tocca tanto l'animo bastano le ambientazioni vintage, la stupenda quanto evocatrice colonna sonora, gli occhi bistrati della bionda Margot, gli occhiali scuri di Richie,, le tute acetate di Chas, la cattiveria di un bastardo simpatico come Royal, una maternità distratta ed accondiscendente di Etheline, la follia del biondo Eli.
Come se non bastasse questo ventaglio di splendidi personaggio abbiamo "un coro greco" d'eccellenza con personaggi secondari che non sono tali ma che diventano, ognuno di loro, grandi protagonisti delle loro piccole quanto poetiche avventure.
"P.S: Un post diverso dal solito, avevo tanta voglio di parlarvi di questo film che a me è sempre piaciuto molto, spero vi piaccia, fatemi sapere."








